Bologna – Ragusana, formatasi a Roma, vive a Bologna. Rossella Fava è una coach cresciuta alla 360 Coach Academy. Proviene dalla Ernst & Young. L’abbiamo incontrata per cercare di capire qualcosa di più di questo mondo.

Qual è il tuo lavoro?

Aiuto le persone a scoprire e a definire in maniera esatta e concreta cosa desiderano che accada nella loro vita professionale e personale e le supporto nel disegnare il percorso, prendere le decisioni e mettere in atto le azioni che le condurranno a centrare l’obiettivo.
Il coaching non è una relazione terapeutica: io come coach non ho cure (non sono un terapeuta) né risposte, non ho soluzioni (non sono un consulente), non do consigli (non sono un counselor): è il cliente a dover fare tutto il lavoro, è il cliente che deve impegnarsi nel trasformare se stesso e la propria vita.
Io assicuro che il processo di coaching avvenga in maniera corretta ed etica: in nessun modo mi è consentito di lasciar entrare nella relazione di coaching le mie opinioni personali nè alcun genere di giudizio riguardo all’obiettivo del cliente, nè di influenzarlo in alcun modo. E la relazione è del tutto paritaria, io non insegno nulla.
Tutto quello che il coachee scopre di poter utilizzare come risorsa per il proprio cambiamento, lo trova, grazie al coaching, dentro di sè. Io pratico il coaching maieutico: cosi come Socrate si proponeva di tirar fuori la conoscenza dai suoi allievi, così io faccio emergere dal coachee informazioni su di sè, sui propri desideri, sulle proprie abilità, che egli ha già ma non è fin qui riuscito a vedere appieno o a utilizzare.
Gran parte della formazione professionale che ho ricevuto come coach è servita ad allenare la mia capacità di presenza mentale e di ascolto. Oggetto di questa attenzione totale è ciò il cliente dice, come lo dice, cosa significa per lui, ma anche ciò che non sta dicendo, la sua espressione, la postura, il mutare dei livelli di energia, l’emozione che arriva. Quando il cliente muta il suo sguardo, e riesce ad acquisire informazioni nuove su di sè, il cammino trasformazionale è già in atto.
La fede alla base di questa professione è che la persona abbia in sé tutto quello che occorre per divenire la persona che desidera essere o per ottenere ciò che desidera, nella vita e nella professione.
Proprio come la ghianda che una volta caduta per terra sa bene come diventare una quercia.

Dove ti sei formata?

Alla 360 Coach Academy è una istituzione di formazione professionale e personale specializzata nella metodologia di Coaching Maieutico con sedi a Lugano Bienne Zurigo e Reggio nell’Emilia.
Ho seguito un percorso finalizzato allo sviluppo delle 11 competenze del coach individuate da international Coach Federation, effettuando il corso di pratica e ricevendo mentoring da coach esperti e certificati.

Poi ho partecipato al percorso Professional Coaching Mastery – Skills di Asterys Lab per iniziare ad approfondire la conoscenza di una particolare struttura di conversazione di coaching, la Double Star di Giovanna d’Alessio.

E prima?

Prima di diventare coach mi sono occupata per circa otto anni di retail librario come imprenditrice.
Ma il mio imprinting nel mondo del lavoro è avvenuto in Ernst & Young come consulente organizzativo junior.

Perchè chi fa impresa oggi ha bisogno di un coach?

Le persone oggi fanno fatica a decidere di cambiare lavoro. Anche quando non sono soddisfatte dell’azienda in cui si trovano, aspettano a lungo prima di cambiare, anzi, spesso, non lo fanno affatto. L’intervento di un coach consente a chi fa impresa di allineare le persone e i loro comportamenti agli obiettivi aziendali, anche quando i contesti mettono alla prova la voglia di collaborare delle persone. Le persone si sentano ascoltate e questo le rende più serene e più produttive. Il ritorno economico per l’azienda è spesso inatteso, invece è significativo, al punto che gli imprenditori più illuminati, che hanno a cura il benessere delle proprie persone, ma non perdono di vista la competitività, iniziano ad offrire anche personal coaching come benefit.

Eugenio La Terra