L’espressione “dialogo interno disfunzionale” indica qualcosa che la maggior parte di noi conosce fin troppo bene, un accessorio “di serie” di cui quasi tutti i modelli di essere umano sono dotati.

Come nel caso dei migliori navigatori, ognuno subisce una voce interiore precipua: femminile, maschile, insinuante o burbera. La differenza principale rispetto al navigatore sta nel fatto che il tasto “Volume Off” non è così semplice da trovare.

Puntuale e sollecito l’ospite parassita si fa sentire fin dal primo mattino, a volte anche prima del caffè e ti saluta con un bel: “Cosa ti alzi a fare che tanto sarà una giornata come tutte le altre?” oppure: “E’ inutile che provi a parlargli, dal momento che lui non ascolta” o ancora “Con questa pioggia che giornata del cavolo sarà”. 

Ti alzi, e ti parla. Fai colazione e ti parla. Esci di casa e ti parla. Guidi la tua auto e ti parla.  Arrivi in ufficio e parla più forte. Incontri il tuo capo e la voce ancora parla in sottofondo.

La senti anche tu? Quella voce che ti accompagna sempre.

Che ti dice per quali ragioni non ha senso provarci o riprovarci. Che ti enumera pazientemente e con precisione tutti i motivi per cui ragionevolmente fallirai. Oppure i pericoli immani in cui ti imbatterai, se dovessi arrischiarti a fare qualcosa di diverso.

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dialogo interno disfunzionale

Come un criceto che si arrovella in tondo sulla sua ruota facendo un continuo fracasso senza andare mai da nessuna parte, indefinitamente. 

Ma ti sei mai chiesto da dove nasce questa voce? Scommetto di no, e vuoi sapere perché?

Perché siamo così abituati a conviverci, o peggio a starla a sentire, che risulta difficile anche accorgersi di stare ad ascoltarla. Sempre. Da sempre.

Quando ci mettono al mondo non passa un giorno che qualcuno non inizi a parlarci come se potessimo comprenderlo. Non passa un mese che, con la stessa fiducia, la mamma o il papà ci dicano: “Eh no, questo non si fa.. Eh no, non così, basta, su!”.

Per molto tempo assorbiamo il racconto della realtà che ci viene proposto da genitori, parenti, fratelli e sorelle, insegnanti. Ci insegnano cosa è rosso, cosa è grande, cosa è conveniente e cosa è inopportuno, con la stessa identica parvenza di oggettività.

Così, molto prima che possiamo rendercene conto, si forma il nostro sistema di credenze di base. Nasce l’abitudine a farvi riferimento come se fosse realtà, quando è solo una delle possibili interpretazioni della realtà. Parlo, ad esempio, delle credenze su cosa è possibile e cosa non lo è, su ciò che meritiamo, su ciò di cui siamo responsabili o di cui abbiamo colpa.

Il dialogo interno dà voce al sistema di credenze. Cercacon forza di mantenere il nostro comportamento coerente con quel sistema, e così, di mantenere lo status quo.

Se abbiamo sviluppato un sistema di credenze potenzianti anche la voce ci aiuta ad essere efficaci e ci rassicura. Invece, se ereditiamo una visione del mondo negativa o abbiamo esperito una considerazione di noi stessi affetta da scarso riconoscimento e giudizi severi, il dialogo interno diventa disfunzionale: ci trattiene, depriva le nostre energie, incrina l’autostima.

Come farlo tacere?

Il dialogo interiore ci parla incessantemente di noi e del mondo.  Rendersi conto di questo è il primo passo.

Ascoltarlo e rispondergli può essere il secondo passo per smettere di subirlo.

Tu, cosa vorresti dire al tuo criceto interiore?

Ferma la ruota per un momento: guardalo dritto sul muso. Dagli un nomericonoscilo e digli chiaro e tondo tutto quello che non gli hai mai detto. Esprimi le emozioni che quella voce ti suscita, scrivi, urla, disegna..

Potresti provare ad abbassarne il volume manipolandone le submodalità come si apprende in pnl.

Può essere una via, ma la ritengo provvisoria… una specie di cassetta del pronto soccorso per quando non si possa andare in fondo.

 

Ti suggerisco invece di provare una soluzione radicale.

Fermati.

Astieniti dal solito.

Spezza le tue routine, svicola dagli schemi delle abitudini consolidate, prova a fare qualcosa di diverso. 

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Scoprirai di poter essere anche qualcuno, di diverso.

Piena di te è la curva del silenzio.            (Pablo Neruda)

Potresti sorprendere te stesso ad essere capace di qualcosa in cui credevi di non esserlo affatto. Potresti trovarti a godere di qualcosa che eri certo di detestare. Potresti perfino accorgerti che era tutto sbagliato ciò che avevi sempre ritenuto giusto.

Prova! Conoscerai la sensazione nuova di un grande silenzio dentro di te. Nessun rumore, niente attriti, un’aria limpida e calma attraverso cui scegliere liberamente una nuova visuale del mondo. Conoscerai l’emozione di percepire solo il tuo io più vero e profondo.

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E vedrai il criceto scendere dalla sua ruota e andare via, senza fare rumore…

PS: Pare che anche Oliver Burkeman su The Guardian in questi giorni si interessi di criceti interiori..@OliverBurkeman’s point of view on “inner hamsters”

Grazie per essere arrivato a leggere fin qui!

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