“Ascoltami! Mi stai ascoltando? Tu non mi stai ascoltando!”: quante volte ci siamo sentiti dire queste frasi?

Essere ascoltati è un bisogno fondamentale della persona, eppure ascoltare non è semplice come sembra. Ascoltare non è solo udire, tanto per cominciare.

Per ascoltare occorre lo sforzo intenzionale di portare l’attenzione su quanto l’interlocutore ci sta dicendo, ma non basta ancora.

Potremmo anche ascoltarlo, ma con il retropensiero occupato a progettare una risposta o a chiedersi le ragioni di quella comunicazione, perfino a contraddirlo mentalmente. Beh, nemmeno questo è ascoltare!

A volte ci accorgiamo che abbiamo perso o travisato intere porzioni di quanto credevamo di avere ascoltato…com’è possibile? Sono in azione le nostre convinzioni e credenze, che filtrano i contenuti distorcendoli secondo i nostri valori e le nostre priorità.

Nel coaching invece l’ascolto è definito attivo: il coach concentra tutta la propria attenzione sulla persona ascoltata, osservando soprattutto la congruenza tra quanto la persona esprime verbalmente e quanto viene espresso dal tono della voce, dall’espressione, dalla postura.

La qualità superiore dell’ascolto nel coaching risiede però soprattutto nell’attitudine del coach a “disattivare i propri filtri” ovvero a prescindere dalle proprie emozioni e sospendere il giudizio derivante dalla propria esperienza e dai propri valori su quanto viene detto: è questo che permette alla persona di esprimersi con pienezza e profondità e le dà la certezza di essere accolti dal proprio coach per quello che è.

E tu, come ascolti nella tua vita di tutti giorni? E sul lavoro?

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