Alcune riflessioni sui risultati della survey Vitality 2017 di Six Seconds

Quanto è lungo, nel contesto attuale del mercato del lavoro, il periodo di riflessione che la maggior parte delle persone si concede, prima di assumere il rischio di cambiare posto di lavoro? E qual’è il livello di ingaggio durante questo periodo?

La tua esperienza ti ha già risposto, immagino.

Le aziende oggi si trovano a gestire alte percentuali di persone “non ingaggiate” o “neutrali” (fino al 64% nel complesso), anziché motivate ed engaged.

Six Seconds è l’organizzazione di riferimento internazionale per la valorizzazione e lo sviluppo dell’Intelligenza Emotiva. Ha recentemente diffuso i dati di Vitality 2017, una survey internazionale che ha indagato il tema del trust nelle organizzazioni. La ricerca è stata condotta su un campione di 1675 tra leader e membri di team su 95 Paesi. E’ stato indagato l’impatto della fiducia come driver di performance su retention, successo futuro dell’organizzazione, focus sul cliente e produttività. I risultati della survey hanno evidenziato come essa impatta in modo decisivo sui primi tre indicatori di performance e significativo sulla produttività ed è predittiva per il 62% nella loro variazione combinata.

Se hai responsabilità gestionali in azienda come CEO, HR Manager ecc., sicuramente Kpi come produttività, retention, successo futuro costituiscono il focus della tua attenzione.

Cosa mi dici invece, della fiducia?

Che ruolo svolge nella cultura della tua organizzazione creare fiducia nelle persone? E’ importante? E’ irrilevante? Dipende dai singoli leader?

Come emerge dal Vitality 2017 la fiducia è un fattore chiave in grado di influenzare retention, focus sul cliente, successo futuro e produttività. Se opportunamente monitorata e presidiata, consente di ottenere maggior engagement e dunque una migliore performance complessiva dell’organizzazione.

Alcuni dati emersi

In particolare questo studio ha evidenziato come le organizzazioni dove la fiducia è più alta (top 25%) hanno una retention del 110,3% rispetto al 72,9% raggiunto dalle organizzazioni con la fiducia più bassa (lowest 25%). Anche nel caso degli altri indicatori il delta è paragonabile, ad esempio il Kpi “successo futuro” sale dal 81,1% al 113,8% in presenza di fiducia alta.

Nonostante evidenze di questo genere rispetto a temi cosiddetti “soft”, come quello della fiducia, siano disponibili, sono ancora molte le organizzazioni il cui management sottovaluta l’impatto che fiducia e disposizione emozionale (mood/ umore) hanno su retention, produttività, fatturato.

E la survey evidenzia come sia soprattutto la mancanza di adeguata comunicazione interna ad inibire la fiducia. Se le persone sono poco informate, tendono a sviluppare più ansia e paura.

Non sempre il leader sa essere generatore di senso e valorizzare adeguatamente i contributi individuali o dei team, ad esempio con una comunicazione che contestualizzi le attività e ne condivida almeno parzialmente, il significato strategico.

Occorre prestare maggiore attenzione agli aspetti emotivi della gestione delle persone. Come si sentono le persone in azienda conta, e influisce sul loro modo di lavorare. La ricerca ha evidenziato nelle aziende una fiducia davvero bassa e un prevalente mood di frustrazione. E questi risultati, oltre ad essere riferiti a un panel di pubblico e privato e settori molto variegati, hanno portata globale!

Presidiare lo sviluppo dell’intelligenza emotiva delle persone in azienda attraverso l’utilizzo di tools idonei e il supporto di assessor certificati contribuisce a far evolvere la cultura organizzativa in direzione di una fiducia maggiore, con ricadute sostanziali sull’engagement e dunque sulla performance. 

Qual’è la tua opinione al riguardo? Conosci i tools per la valutazione dell’intelligenza emotiva di Six Seconds?