Se la prima volta non hai successo, il paracadutismo non fa per te.
(Bill Murray)

Quando, arrivata alla lettera E delle Parole del Coaching, ho iniziato a scrivere questo post, mi sono chiesta: “Voglio parlare di errore, o di fallimento? E dove si trova, anzitutto, il confine?”

“Errore”: L’abbandono della verità (logica o etica) o della convenienza, provocato da un fraintendimento o travisamento di valori. Azione inopportuna e svantaggiosa.(Dizionario Treccani)

“Fallimento”: Esito negativo, disastroso, grave insuccesso. (Dizionario Treccani)

Sapresti dire se ti spaventa più l’errore o il fallimento? Molti di noi non considerano forse un fallimento, già per se stesso, l’errore?

Chi non ha percepito, almeno una volta nella vita, un proprio errore come un completo fallimento?

Nella mia esperienza di personal coach, l’errore assume le vesti di un fallimento quando non c’è consapevolezza di dove si voglia andare. Allora viene vissuto come un totale smarrimento della direzione del proprio agire, più che un “errare” dalla via più logica o conveniente.

Se sto andando da A a B consapevolmente, e sbaglio strada, commetto un errore.

Ma se percorro un cammino senza sapere quale debba essere la mia meta finale e sbaglio strada, come saprò accorgermi di averla sbagliata?

Com’è possibile, dici? Eppure questo accade spesso. Accade, ad esempio, se non sto davvero seguendo la mia strada.  Accade se sto seguendo la strada indicata da qualcun’altro, senza chiedermi dove porti.

Ogni errore può, in realtà, tradursi in un nuovo apprendimento. E ogni errore cui segue un nuovo apprendimento si può tecnicamente definire come un progresso, non fosse altro che per la nuova consapevolezza circa il suo esito.

Ma perché questo avvenga, dobbiamo sapere bene dove siamo diretti, qual è la meta, qual è l’obiettivo. Dopo, sapremo sicuramente meglio come raggiungerlo. Rimettersi in cammino dopo un errore, presuppone conoscere la direzione in cui si è diretti.

Questa riflessione la puoi applicare alla tua vita privata così come a quella professionale.

Pensaci bene. Quando ritieni di avere sbagliato a livello personale, ad esempio in una relazione di amicizia o sentimentale, o con tuo figlio, cosa ti fa provare disagio, o dolore, oltre all’esito indesiderato?

“Questo non è stato da me” dici, quando non ti riconosci in un gesto, in una parola. Ma puoi dirlo soltanto se davvero sai chi sei. Riesci a comprenderlo solo se sai quali valori ti animano, che ruolo vuoi giocare nel tuo contesto sociale, affettivo o sentimentale. E’ la consapevolezza di te stesso, che ti aiuta a identificare l’errore. Se questa consapevolezza manca, di solito accade che solo gli altri  rilevano come tale un errore. Chi lo commette non se ne accorge, proprio perché non ha consapevolezza di sé.

Scommetto che adesso ti vengono in mente almeno un paio di casi del genere, e che riguardano altri, nel tuo contesto lavorativo..

Nelle organizzazioni, permettere a ciascuno di rilevare (e quindi correggere) i propri errori, implica definire in anticipo, e condividere con chiarezza, obiettivi e procedure.

E se gli obiettivi sono stati chiariti, le procedure rispettate, ma un errore viene comunque commesso? Probabilmente ne deriverà ancora una nuova consapevolezza, in merito a ciò che è stato trascurato oppure travisato.

Certo, con l’errore giunge la delusione, ma “la delusione è un grande impulso di crescita. Quando tutto va a gonfia vele, nessuno si guarda dentro. Solo quando falliamo, cerchiamo di risalire alle cause della sconfitta, seguendo un percorso di crescita personale(Rando Kim, Dipende da te).

Solo se questo non accade, a mio avviso, un qualunque grave insuccesso diventa un fallimento. L’unico vero fallimento sta, in realtà, nel permettere alla sconfitta di avere la meglio su di noi. (Anthony Clifford Grayling)

E cosa permette a una sconfitta, ad un esito negativo, di sopraffarci?

Spesso ciò che ci impedisce di raggiungere i nostri obiettivi è l’incapacità di sopportare il dolore nel presente, in nome di una gratificazione futura.

La causa principale del fallimento e dell’infelicità è barattare ciò che più vuoi per ciò che vuoi adesso. (Zig Ziglar)

La capacità di posticipare la gratificazione e sopportare delusione, disagio, vergogna, fatica o abbattimento, è infatti una capacità distintiva delle persone che riescono a raggiungere i propri obiettivi.

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