EQUILIBRIO. LE PAROLE DEL COACHING #13

Ieri ho chiamato una cara amica che vive a Copenaghen. Era al parco con i suoi bimbi: il più piccolo scorrazzava in giro con la sua balance-bike. E’ una bicicletta che serve ai bambini per imparare a mantenere l’equilibrio e non ha le rotelle. Il bambino sta in equilibrio per tutto il tempo che dura l’energia generata dalla sua spinta.

Tutti abbiamo visto bambini che quando hanno a disposizione le rotelle sbandano toccando terra, una volta a destra, una volta a sinistra, e che hanno ancora tutto da imparare sull’equilibrio quando le rotelle vengono tolte.

Uscendo dalla metafora, se ti abitui a trovare l’equilibrio reagendo a ogni colpetto di assestamento a destra o sinistra che la vita ti propone, stai basando la tua ricerca dell’equilibrio su quello che c’è o che c’era, la stai basando sul contesto.

E’ quello che facciamo noi adulti quando cerchiamo di “far stare in equilibrio le cose” della nostra vita, no?

Il piccolo Frappo invece scorrazza in giro concentrato sull’andare avanti, più che sullo stare in equilibrio, cercando di sfruttare tutta l’energia della spinta delle sue gambette nella corsa, senza minimamente pensare a “stare” in equilibrio.

E se l’unico equilibrio possibile fosse una risultante dell’andare, commisurata alla propria “spinta”?

Mi è capitato più di una volta che un cliente mi confidi di non sentirsi in equilibrio. Immancabilmente emerge che sta vivendo un momento di stasi, di blocco, di aggrovigliamento su se stesso.

Mi chiedo se la ricerca consapevole dell’equilibrio non sia sovrastimata. Comincio a temere che possa diventare un alibi per evitare il cambiamento.

“Non è detto che un sistema debba essere sempre in equilibrio: anzi, spesso l’equilibrio è una situazione di immobilità. Lo si vede bene nei sistemi biologici. Per esempio, quando camminiamo il nostro corpo tende a sbilanciarsi in avanti. In questo caso è utile (anzi necessario) squilibrarsi. Altrimenti non si camminerebbe.” (Piero Angela)

Siamo dunque sistemi programmati per tornare in equilibrio nelle condizioni più diverse, anche sotto il profilo organico, ma se ci concentriamo consapevolmente sulla ricerca dell’equilibrio sembra che questa ricerca tenda piuttosto a sbilanciarci, oltre a consumare moltissima energia.

Ecco perchè la bici senza pedali è un’utile metafora per riflettere sull’apprendimento dell’equilibrio. Nel suo utilizzo l’equilibrio è un accidente a cui il bambino non pensa affatto: l’importante per lui è andare. La sua ricerca dell’equilibrio non è “fare a meno di qualcosa” (le rotelle, nella fattispecie) ma andare verso qualcosa.

L’equilibrio è mantenere centrato quel che c’è (dentro di me), indipendentemente da quello che non c’è (fuori da me).

Sai cosa è davvero importante che stia in equilibrio? I tuoi valori.

Se i tuoi valori più importanti trovano la maniera di esprimersi nella tua vita, l’equilibrio arriverà presto, come conseguenza implicita.

Come puoi assicurarti di vivere coerentemente ai i tuoi valori e concentrarti così sulla tua realizzazione personale, anziché su una astratta ricerca di equilibrio che sembra allontanarsi quanto più ti sforzi di raggiungerla?

1) Domandati quali sono i tuoi valori guida.

2) Come li stai mettendo in pratica nella tua vita di ogni giorno?

3) Invece, come vorresti che fosse?

Il riequilibrio dei valori personali è un momento centrale del life-coaching. Se viene accompagnato dal coach e metabolizzato nel giusto modo, può portare a decisioni importanti ed a cambiamenti sostanziali di direzione.

Ti lascio con le parole di uno scrittore che amo, Maxence Fermine:

«Ci sono due tipi di persone. Ci sono quelli che vivono, recitano e muoiono. E ci sono quelli che non fanno mai altro che tenersi in equilibrio sul crinale della vita. Ci sono gli attori. E ci sono i funamboli.»

E tu, vuoi essere un dinamico attore della tua vita oppure un funambolo, preoccupato solo di “stare” in equilibrio?

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