Tra poco arriva Halloween con i suoi zombie, streghe, vampiri, così ho pensato di festeggiare da ghostbuster e di snidare la paura di fallire. Non è forse uno dei mostri più spaventosi per ognuno di noi e in particolare, per i manager in azienda?

Se sei un manager potresti avere paura delle conseguenze concrete di una decisione che si riveli sbagliata, paura di non essere capace di affrontare una situazione, paura di perdere consenso, credibilità, reputazione.

La paura del fallimento diventa tanto più grande quanto maggiore è la responsabilità, e sono sicura che sai di cosa parlo. Se sei un imprenditore che dà lavoro a molte persone, oppure un manager che deve prendere decisioni importanti, se sei una donna manager che si confronta con un ruolo di leadership oppure un giovane manager appena promosso, è possibile che la paura del fallimento ti aliti sul collo.

Allora voglio raccontarti una storia che ho letto qualche giorno fa, su una rubrica di MarieClaire:

“Due amiche osservano il ciglio di un burrone:

– guarda quel precipizio, là qualche giorno fa sono morte cento pecore.

– Sono cadute giù?

– No, una sola è caduta giù, le altre novantanove si sono calpestate l’una con l’altra, arretrando precipitosamente.”

La paura di fallire è un’emozione che può avere un costo altissimo, in termini umani ed economici, per l’organizzazione.

Ha un impatto subdolo sulla leadership e l’autostima del manager e incide profondamente sullo stile di management che viene adottato.

La paura di fallire è la ragione, qualche volta ben nascosta e qualche altra non consapevole, di alcuni noti stili di management:

il manager che non ascolta nessuno: ogni comunicazione è unidirezionale, non dà spazio per il confronto

il manager che si isola: lavora a porte chiuse, chiede e risponde solo per email, qualche volta anche in maniera criptica

il manager che attribuisce a terzi colpe e responsabilità e così facendo legittima questo comportamento all’interno del team

il manager che non si sente all’altezza del ruolo: si lascia gestire dal proprio team o da un eventuale controleader

Conosci qualcuno che nella tua organizzazione si comporta proprio in questo modo e perciò ti infastidisce profondamente?

Ti svelo un segreto: ciascuno di noi riconosce solo quello che già conosce perchè gli appartiene.

In altre parole, quando punto il mio dito indice verso qualcuno, le altre tre dita della mano, puntano verso me stesso.

Se adotti, più o meno consapevolmente, uno degli stili di management che ho elencato sopra, ci sono tre cose che devi sapere:

1) probabilmente ti stai perdendo pezzi di informazione che potrebbero essere preziosi per le decisioni che devi prendere;

2) la qualità delle relazioni con i membri del tuo team non è abbastanza alta perché vi sia fiducia e comunicazione diretta. Quando questo accade, le persone non si impegnano quanto potrebbero: paghi il loro tempo e il loro potenziale al 100%, ma ottieni una produttività di gran lunga inferiore;

3) guarire la tua paura di fallire e adottare uno stile di management più efficace è possibile.

Allora come si può rendere innocua la paura di fallire?

Prima di tutto, se hai un ruolo manageriale e provi questa emozione, occorre che tu te ne renda conto. Fatti una domanda, accendi una torcia potente su quello che ti spaventa di più e cerca di essere quanto più onesto/a con te stesso/a ti riesca di essere.

Riesci a vedere in che modo questa emozione sta influenzando il tuo modo di lavorare e di relazionarti con le persone che gestisci?

Ad esempio: Stai evitando di delegare un’ attività ad un collaboratore perchè non sei certo che svolga bene il compito e che anche tu, come suo responsabile, ti ritrovi poi a dover dare spiegazioni?

Rinunci a innovare un processo perché temi che rendere più autonomo il tuo team ti faccia perdere autorevolezza?

Eviti di dare feedback negativo a un valido collaboratore perché ti preoccupa perdere il suo supporto nel team?

La paura di fallire è il vero pericolo: ti toglie lucidità e limita le opzioni che hai a disposizione nella gestione dei collaboratori.

Se vediamo un gigante, esaminiamo prima la posizione del sole e assicuriamoci che non si tratti dell’ombra d’un pigmeo. (Novalis)

Osserva la tua paura, cerca di delinearne con precisione i contorni e dialoga con essa.

Chiedile in cosa vuole esserti d’aiuto.

Considerala come una fidata assistente da consultare quando prendi una decisione, per poi decidere comunque in autonomia.

Cosa faresti se non avessi paura? 

Questa è la prima domanda che ti farei, come coach, per intraprendere un percorso di cambiamento personale e manageriale.

Allenati a immaginare come cambia lo scenario se agisci sfidando la tua paura e poi, come diceva Heinz von Foerster, filosofo e fisico austriaco: “Agisci sempre in modo che il numero delle possibilità cresca.”

Per te stesso, per il tuo team, per la tua organizzazione.