Questa mattina ho aperto gli occhi e ho capito che l’autostima non esiste. E’ un mito, una fandonia, una favola.

Le intuizioni sono scintille e davvero non so questa da dove sia venuta fuori, ma so che mi cambierà la vita e so che la cambierà a molti di voi. A decine, centinaia di voi.
La scorsa notte nel mezzo di una conversazione con un simpatico 25 enne, a un certo punto lui mi ha detto, come ad esplicitare un presupposto evidente: “Eh ma io ho problemi di autostima”.
Ma, come diceva Einstein

” i problemi vanno risolti ad un livello diverso da quello a cui si sono creati”

ed è proprio questo il punto: l’autostima non esiste. Non è un ente. Non è una cosa che io, voi o vostro figlio adolescente, ci portiamo dietro nello zaino quando andiamo in ufficio, o a scuola.
L’autostima non è neppure un “dono”. Non è cioè un attributo naturale. Non è qualcosa che si ha o non si ha, come i capelli biondi o gli occhi azzurri. Non è una polvere magica che qualcuno ci ha messo nelle mani da bambini, a chi più, a chi meno, perché la coltivassimo e la facessimo crescere come un fagiolo magico, per poi guardare ogni mattina e ogni sera, quello del vicino.

Autostima è solo una parola, che sta ad indicare quanto valore ciascuno dà a se stesso.

E’ una categoria di giudizio, se vogliamo. E’ una lente che ci hanno detto di indossare per guardare noi stessi e vedere se viriamo al rosso del successo o al blu della depressione.

Ma come ogni lente si compone di molti strati differenti, così quello che libri e psicologi ci hanno insegnato a chiamare “autostima” è la somma delle complesse valutazioni che diamo di noi stessi, non in merito a ciò che siamo (chi può dire che cosa egli stesso realmente è?) ma in merito all’esperienza che abbiamo di noi stessi.

E questa esperienza altro non è se non la somma dei giudizi che esprimiamo su ciò che siamo capaci di fare in rapporto a ciò che desideriamo fare, su ciò che decidiamo di fare in rapporto a ciò che riteniamo giusto fare, su come abbiamo affrontato in passato, e affrontiamo ogni giorno, le sfide che l’esistenza ci pone innanzi, sulla qualità delle relazioni che siamo capaci di instaurare con gli altri, da quelli più prossimi a quelli più distanti.

E in base a cosa valutiamo la qualità delle relazioni che intratteniamo con gli altri?

Le valutiamo sulla base dell’allineamento con i nostri valori, ad esempio, di lealtà, fedeltà, amicizia, equità, e sulla base del grado di positività delle emozioni che sentiamo di provare come conseguenza delle relazioni che intratteniamo con gli altri.
Quindi uno strato molto spesso della lente attraverso cui ci guardiamo è costituito dalle nostre emozioni e da come le percepiamo. Come conseguenza accade che, quando il segnavento delle emozioni ruota a burrasca, la chiazza blu sulla nostra lente si espande inarrestabile e ci convince di essere un sintomo del nostro scarso valore.
Ma non questo non è vero.

Il valore è un sistema, nessun valore esiste di per sé. Ci danno beni in cambio di banconote solo perché il valore delle banconote è regolato da un sistema monetario. Senza quello sarebbero carta straccia. Allo stesso modo “autostima” è una parola vuota, un’etichetta che ci appiccichiamo in superficie con il suo numerino che va da uno a dieci. Ci tiene caldo, ci tiene al sicuro, ci tiene fermi, ci tiene imprigionati.

Sia che quel numero sia 1 sia che valga 10, è una categoria di giudizio che ci è del tutto inutile.

Le lenti blu di chi guarda a se stesso attraverso l’inconsistente categoria della bassa autostima non gli permettono di mettere bene a fuoco la complessità potenziale che questa etichetta posticcia nasconde: la fatica meravigliosa e vertiginosa di guardarsi dentro e riconoscere la nostra forza e le nostre fragilità, l’attesa della calma, che consenta all’acqua di diventare limpida dopo che le emozioni si sono placate e ci lasci guardare bene, a fondo, che cosa davvero, l’aveva intorbidata, il coraggio di voltarsi a cercare la radice, la causa, il primo dolore che ci ha feriti e l’amore di perdonare chi ce lo ha inflitto, di perdonare noi stessi per non esserci saputi difendere e proteggere, e la lucidità di riconoscere che è tutto questo è passato e non esiste più.

Ma non sono più utili le lenti rosse e sfavillanti

di chi, sicuro di sé e dei suoi risultati, rischia di smettere di mettersi in discussione, di crescere, di ascoltare attivamente gli altri. Anche questa persona, che considera il proprio valore stabile come fosse oro, farebbe meglio a vedere con chiarezza che esso esiste sempre e solo in “relazione a” qualcosa, ad un obiettivo, ad un risultato, ad un’aspettativa.

Allora cosa cambia se ci togliamo questa lente dell’autostima che il senso comune e frotte di libri e articoli ci tengono appiccicata sul naso?

Getta a terra questa lente e saltaci sopra a piedi uniti, con gioia! Finché sarà andata in mille pezzi. Riprenditi il potere di cambiare ogni singolo elemento che determina ciò che ottieni nella tua vita. Stabilisci con chiarezza ciò che vuoi. Ritrova la possibilità di individuare, in modo definito e chiaro, che cosa ha determinato oppure ostacolato finora un determinato risultato, positivo o negativo, in un determinato ambito della tua vita.

Qualunque cosa tu abbia indicato finora con la parola autostima è un macigno che stava davanti alla profonda caverna della tua possibilità di conoscere a fondo te stesso.

Adesso che abbiamo rimosso il macigno, se anche la caverna è buia e spaventosa, trova il coraggio di entrarci. Piano piano inizierai a distinguere sagome nel buio: ricordi di fatti del tuo passato, emozioni del tuo presente (rabbia, paure, speranze, dolori, gioie, aspettative), desideri, intenzioni, ideali, valori.
Riconoscerli sarà il tuo primo lavoro. Appoggia loro una mano sul viso se è ancora troppo buio. Senti se brucia o gela, se sorride, ti morde la mano o ti molla un pugno sullo stomaco.
Potresti aver voglia di scappare o di restare dentro troppo a lungo: fa in modo che queste esplorazioni siano graduali. Quando ti sentirai pronto, porta fuori dalla caverna un elemento per volta…

Sorpresa! Non è completamente diverso da come te lo aspettavi?

E’ forse incredibilmente più piccolo? Oppure si dilata a dismisura? Pesa moltissimo quando provi a trascinarlo fuori? Ha preso fuoco appena lo ha esposto alla luce del sole? E’ rimasta solo un mucchietto di cenere inerte e innocua?
Quando avrai portato fuori ogni cosa, mettila su un grande tavolo.
Prendi una matita e disegna tutto ciò che vedi su quel tavolo. Annota esattamente com’è e come invece vorresti che fosse. L’hai fatto? Ok! Adesso datti una scadenza e inizia a lavorareper ottenere i cambiamenti che desideri: il mago sei tu. Agita la tua bacchetta magica!