(Warning!Spoiler inside!)

“Arrival” è un film da vedere assolutamente.

Louise insegna agli alieni la lingua degli umani, una lingua degli umani, l’inglese, per potere comunicare. In questo modo, li incontra.

Hai mai insegnato ad un bambino i nomi delle cose?

“Dare un nome alle cose è la grande e seria consolazione concessa agli umani.” Elias Canetti

Quando lo fai gli stai dando la possibilità di distinguere la propria identità umana di soggetto, distinguendola da quel determinato oggetto. Gli stai conferendo la consapevolezza del suo potere personale. “Palla. E’ la palla. Prendila!” Equivale a dirgli: tu puoi, prenderla!

Condividere un nome, o un segno, per una cosa, vuol dire incontrarsi, stabilire una relazione, sebbene indiretta, mediata da quell’oggetto.

Louise vince la paura dell’essere letteralmente alieno e cerca un contatto con lui, una mano umana che si appoggia ad un arto alieno. Diversi, ma vicini. Messi in comunicazione da segni che differiscono da altri segni ( la lingua inglese), in un sistema di differenze che genera significati.

La differenza è l’unica dimensione che rende possibile l’incontro. Quando osservo un altro così simile a me, è solo me che sto osservando in lui. Mi specchio. Da fermo. Non occorre muovergli incontro. Egli è in me, io in lui: ci riconosciamo, non ci incontriamo.

Se l’altro è autenticamente alter, alieno, altro da me, allora si rende necessaria la fatica dell’incontro.

Devo vincere la resistenza, la paura, e andargli vicino, osservarlo. Devo conoscere daccapo la sua natura, in cui nulla riconosco della mia.

Questo è un incontro. Se riesco a condividere con te un significato allora può esistere una relazione. Allora possiamo confrontare i nostri universi e stabilire le nostre posizioni relative.

Venire vicino. Guardarsi da vicino. Tendere una mano.

Potrebbe scaturirne un miracolo di conoscenza, di comprensione, di potere essere, di poter fare.

Arrival è il racconto di questo miracolo. E’ il racconto di una volontà tenace di comprensione e confronto che scardina la precedente visione della vita, della realtà, di se stessi.

E’ il racconto di una fiducia nelle possibilità della comunicazione, così profonda che diventa mente fisica, neurobiologia della sostanza umana.

Siamo umani, perché sappiamo andare oltre, e scoprire che sempre, la fine è un nuovo inizio.